1) Toland. La nuova esegesi biblica.

Toland individua i due piani su cui si deve fondare una corretta
interpretazione delle Scritture: quello storico, in particolare
legato alla conoscenza della religione ebraica, e quello
filosofico, consistente nel mettere in relazione il Testo Sacro
con la razionalit umana.
J. Toland, Cristianesimo senza misteri, Sezione secondo, Capitolo
terzo (pagine 293-294).

E' una evidente manifestazione della Provvidenza il fatto che noi
abbiamo in mano i monumenti del Vecchio Testamento, a cui nel
Nuovo sono fatti continui riferimenti, citazioni e allusioni. E
non  tutto, poich i riti e le usante ebraiche durano tuttora. Se
questo fosse accaduto per i Greci e i Romani, saremmo provvisti,
per la comprensione esatta di molti particolari sconosciuti della
loro religione, di quegli aiuti che fanno di noi dei maestri in
Israele. Abbiamo inoltre il Talmud e altre opere dei Rabbini, le
quali, sebbene per il resto inutili, ci illustrano chiaramente il
linguaggio e i riti antichi. E se nonostante tutto dovessimo
trovarci in difficolt nell'interpretare il significato di qualche
espressione, dovremmo attribuirlo alla lontananza nel tempo e alla
mancanza di un numero maggiore di libri nella stessa lingua,
piuttosto che alla natura della cosa o all'ignoranza dell'autore,
che sarebbe stato compreso facilmente dai suoi compatrioti e
contemporanei. Ma non si deve stabilire una verit, n confutare
un errore in base a tali brani, cos come non si pu prevedere con
esattezza la propria sorte in base al suono di una campana [_].
Ma come le cose segrete appartengono al Signore, cos le cose
rivelate appartengono a noi e ai nostri figli. Tuttavia, come
abbiamo esposto in precedenza, non le accettiamo solo perch sono
rivelate: perch oltre all'infallibile testimonianza della
rivelazione in tutte le circostanze richieste, dobbiamo vedere nel
suo oggetto i caratteri indiscutibili della sapienza divina e
della ragione perfetta, che sono i soli segni che abbiamo per
distinguere gli oracoli e la volont di Dio dalle imposture e
tradizioni degli uomini.
Chiunque fa una rivelazione, cio chiunque ci informa di qualcosa
che non sapevamo prima, deve parlare con parole comprensibili, e
il fatto deve essere possibile. Questa regola si mantiene valida
sia che l'autore della rivelazione sia Dio o l'uomo. Se
consideriamo folle la persona che esige il nostro assenso a ci
che  evidentemente incredibile, come osiamo attribuire in modo
sacrilego all'essere pi perfetto un difetto riconosciuto come
tale in uno di noi? Per quanto riguarda i messaggi
incomprensibili, non possiamo credervi per rivelazione divina, pi
che per quella umana; infatti le idee che si formano delle cose
sono i soli oggetti degli atti di credere, negare e approvare, e
di ogni altra attivit dell'intelletto, perci tutte le cose
rivelate da Dio o dall'uomo devono essere ugualmente comprensibili
e possibili; e fin qui l'una e l'altra rivelazione coincidono. Ma
esse sono differenti in questo, che per quanto la rivelazione
dell'uomo presenti tali requisiti, egli pu tuttavia ingannarmi
riguardo alla verit del fatto, mentre ci che a Dio piace di
rivelarmi non  soltanto chiaro alla mia ragione (senza di che la
sua rivelazione non potrebbe rendermi pi saggio), ma  anche
sempre vero. Una persona ad esempio mi informa di aver trovato un
tesoro: questo  chiaro e possibile, ma egli pu facilmente
ingannarmi. Dio mi assicura che ha formato l'uomo dalla terra:
questo non soltanto  possibile a Dio, e molto comprensibile per
me, ma  anche una cosa assolutamente certa, poich Dio non 
capace di ingannarmi come l'uomo. Dobbiamo dunque aspettarci lo
stesso grado di chiarezza da parte di Dio e dell'uomo, ma una
maggiore certezza da parte del primo che del Secondo.
C. Giuntini, Toland e i liberi pensatori del `700, Sansoni,
Firenze, 1974, pagine 52-55.

G. Zappitello, Antologia filosofica, 2. Quaderno secondo/7.
Capitolo Dodici/1.
2) Toland. Ragione e mistero.

Toland esamina il concetto di "mistero" nel senso di qualcosa che
sia "superiore alla ragione". Egli afferma che noi comprendiamo
con la ragione, e perci "misterioso" viene ad essere sinonimo di
"incomprensibile". Toland deduce infine che noi non abbiamo
bisogno di comprendere ci che la ragione non  in grado di
comprendere.
J. Toland, Cristianesimo senza misteri, Sezione terzo, Capitolo
primo e secondo (pagine 293-294).

Siamo giunti infine a esaminare se qualche dottrina del Vangelo 
superiore, per quanto non contraria, alla ragione. Questa
espressione  intesa in un duplice significato. In primo luogo
essa indica una cosa comprensibile in se stessa, ma cos nascosta
da espressioni metaforiche, simboli e cerimonie, che la ragione
non pu penetrare attraverso il velo, n vedere che cosa c' sotto
di esso, finch non venga tolto. In secondo luogo sta a
significare una cosa per sua natura incomprensibile, che 
impossibile giudicare in base alle nostre facolt e idee comuni,
per quanto rivelata in modo assolutamente chiaro. In entrambi
questi significati l'espressione essere al di sopra della
ragione si identifica con mistero: e in effetti questi sono
termini equivalenti in teologia [_].
La ragione  che Dio ha provveduto affinch, senza conoscere nulla
dei corpi all'infuori delle loro propriet, possiamo capire di
essi esclusivamente ci che  utile e necessario a noi: e questo 
tutto ci che occorre alla nostra situazione presente. Cos i
nostri occhi non ci sono dati per vedere oggetti di ogni
dimensione, n forse alcuna cosa come  in s, ma solo in quanto
ha qualche relazione con noi. Ci che  troppo piccolo, come
sfugge alla nostra vista, cos non pu procurarci dei danni o dei
vantaggi: e noi abbiamo una vista pi chiara dei corpi quanto pi
ci avviciniamo ad essi, poich allora diventano pi utili o pi
dannosi; ma quando ce ne allontaniamo, perdiamo la percezione di
essi insieme con i loro influssi [_]. Per parlare in modo corretto
dunque si deve considerare che noi comprendiamo una cosa quando ci
sono note le sue principali propriet e le loro diverse funzioni:
infatti in tutti gli autori precisi comprendere ha lo stesso
significato di conoscere; e poich non possiamo avere alcuna idea
di quanto non  conoscibile, esso non rappresenta nulla per noi.
E' perci inesatto dire che una cosa  al di sopra della nostra
ragione, perch non sappiamo di essa pi di quanto ci riguarda, e
ridicolo sospendere le nostre indagini su di essa per questo
motivo [_]. Ora, osservando che le definizioni delle cose sono
ricavate dalle loro propriet note, e che nessuna propriet 
conoscibile all'infuori di quelle che ci riguardano, o servono a
scoprirne altre che ci riguardano, non possiamo essere
responsabili di non comprenderne altre, n ci pu essere chiesto
di pi da uomini ragionevoli,  e meno ancora dalla divinit
infinitamente saggia [_].
L'applicazione di questo discorso al mio argomento non comporta
difficolt: in primo luogo risulta che nessuna dottrina cristiana,
cos come nessun comune fenomeno naturale, pu essere considerata
un mistero perch non abbiamo un'idea adeguata e completa di tutte
le propriet che le appartengono. In secondo luogo, che ci che 
rivelato nella religione, in quanto estremamente utile e
necessario, deve e pu essere facilmente compreso e trovato in
accordo con le nostre nozioni comuni, come avviene per le
propriet da noi conosciute del legno o della pietra, dell'aria,
dell'acqua e simili. E in terzo luogo che quando noi spieghiamo
tali dottrine in modo altrettanto familiare rispetto a quello che
usiamo per la nostra conoscenza delle cose naturali (e questo io
sostengo che  possibile), possiamo dire con ragione di
comprendere le une come le altre [_].
Credo ora di poter concludere legittimamente che nulla  un
mistero poich non ne conosciamo l'essenza, dal momento che essa
non risulta conoscibile in s, n mai pensata da noi: cos che lo
stesso Essere divino non pu essere considerato misterioso da
questo punto di vista pi di quanto possa essere considerata tale
la pi spregevole delle sue creature. E non mi preoccupo molto del
fatto che queste essenze sfuggano alla mia conoscenza: poich io
mi mantengo fermo nella convinzione che ci che alla infinita
bont non  piaciuto rivelarci, o abbiamo capacit sufficienti per
scoprirlo da soli, o non abbiamo affatto bisogno di comprenderlo.
C. Giuntini, Toland e i liberi pensatori del `700, Sansoni,
Firenze, 1974, pagine 56-59.
